mercoledì 15 aprile 2015

Equilibrio




Rielaborare mentalmente un preciso momento, fatto accaduto, non è mai come quando lo vivi.
Quando un evento ci coglie impreparati, attiva sensazioni incontrollate e spesso, essendo puro istinto, è anche la parte più vera di noi.
Le guance rosse, l'improvviso calore che sale, l'accelerazione del battito, la postura del corpo, il respiro e lo sguardo sono reazioni spontanee a situazioni che ricordiamo, riconosciamo.
Nel momento in cui ti siedi, e provi a rielaborare quel momento, hai già compiuto una scrematura, un raziocinio che, come dice la parola, fa un buon uso dell'intelletto e della ragione, eliminando per contro ogni reazione istintiva.
Trovare un equilibrio accettabile tra istinto e raziocinio è la cosa più ardua da fare e nel rielaborare un evento, bisognerebbe sempre tener presente che quando metti in moto il pensiero, effettui in qualche modo sempre una manipolazione della realtà.
Da un pò di tempo ho deciso di allentare consapevolmente il pensiero razionale dagli eventi, li prendo e li vivo al presente godendo esclusivamente della mia parte istintiva, che è pur sempre quella predominante.

"Cos'è il genio se non equilibrio sul bordo dell'impossibile?"

Norman Mailer

giovedì 2 aprile 2015

Dare voce al silenzio ... con la musica




Caro L, amico mio,
è un sacco di tempo che non ci vediamo, o come diresti tu: sono 3 anni, 1.095 giorni e non sono 1.094 perchè non è intercorso un anno bisestile.
Mi hanno detto che sei cresciuto e superi in altezza la mamma, che a scuola vai bene e che preferisci la matematica, le scienze e la musica. 
La musica, quella si che era la "lingua internazionale", la chiave con la quale aprire la porta verso di te, il tuo mondo altrimenti silenzioso.
Ricordi, cantavo una canzone ed il tuo viso si illuminava, il tuoi occhi celesti entravano in contatto con i miei, sprigionavi una gioia incredibile, contagiosa.
Mi chiedevi di cantare, ancora, e ancora, di tanto in tanto mi arrestavo e tu prontamente sussurravi la parola successiva. 
Sapevi alla perfezione tantissimi testi e contare fino a 100 già a 3 anni. Un portento!
In tutti gli altri momenti i tuoi occhi guardavano altrove, il silenzio che ti avvolgeva era assoluto e impenetrabile fino a volte esplodere in un tormento tangibile, in grida. 
Allora ci era oscura la ragione di una tale reazione, nemmeno la tua mamma, abituata a leggere i tuoi pianti sin dalla nascita riusciva a capire. Per anni chiuso dentro un'involucro, un bozzolo dentro il quale costruivi i tuoi tasselli.
Per entrare in contatto con te c'era solo la musica ed il ripetere costante di frasi e azioni. 
Abbiamo imparato così a crescere insieme L, in maniera originale ed intensa, combattendo battaglie durissime contro quella società cieca e sorda.
Abbiamo scoperto un mondo colorato di tutti i colori dell'arcobaleno, così com'è ovunque, solo collocati secondo il tuo ordine e a saperci guardare dentro, OH CHE MONDO!!!
Ho conosciuto te L, un bambino biondo con gli occhi azzurri che ama la musica, un bambino originale, un bambino autistico.
Ciao L ti chiamo domenica, che è tra due giorni!



martedì 31 marzo 2015

Uno sbadiglio, un ricordo ...



Sarà la primavera, il cambio di orario, l'arrivo di Aprile dolce dormire... 
Fatto sta che da qualche giorno mi sveglio la mattina e l'istinto mi farebbe cambiare fianco e dormire nuovamente.
Con fatica mi preparo e vado al lavoro, il secondo caffè della giornata ed ecco che la situazione va via via peggiorando. 
Sulla sedia ho una postura scomposta, come quella di chi ha la necessità di appoggiare sempre più cm del proprio corpo su di una superficie, posizione che non modifica nemmeno al passaggio di qualcuno. 
A pranzo ci arrivo arrancando e dopo un pasto se possibile leggero, la situazione peggiora davanti al monitor che tutto fa apparire, tranne quello a cui sto lavorando. 
Osservo distrattamente il volto dei colleghi e l'espressione sul loro volto tradisce che anche per loro o la primavera o il pranzo sta procurando lo stesso effetto.
Così, con l'occhio che a stento rimane aperto, raggiungo ricordi lontani, di me a scuola, dopo la ricreazione in giardino, con ancora l'odore della polvere sui vestiti, seduta al banco nelle fila dietro, l'astuccio aperto di lato e la maestra di italiano che ci invita a coricare la testa sulle braccia incrociate mentre ci racconta una storia. 
Osservare il fiato caldo formare un alone sulla formica verde acqua del banco, il quale mi restituiva quell'odore di legno misto disinfettante e polvere. 
Sentire lo scandire del battito del cuore sulle mani, ascoltare la voce lenta della maestra che mi rapiva e portava in luoghi lontani e fantastici, luoghi da sogno. 
Ecco, adesso qui, davanti a questa pagina che poco a poco prende forma, pagherei oro per poter rivivere quel momento.
Il tavolo non è lo stesso ovviamente, ma credo di poter sentire lo stesso odore di allora . 
Peccato solo la voce stridula della collega che parla al telefono, di quella dei colleghi che si accavalla, peccato non essere nelle fila dietro, non avere la maestra che ci invita a prendere posizione per leggerci una storia, l'essere al lavoro e non a scuola, che mi pagano per lavorare e non per dormire, non avere più sei anni ... per il resto ... per il resto mi aggrappo al ricordo. 

giovedì 26 marzo 2015

Dire, Fare, Baciare, Lettera, Testamento ... Prima puntata




Ero qui che guardavo fuori dalla finestra in questa giornata uggiosa e pensavo ad un preciso momento.
Quando mio Padre morì, così all'improvviso, dopo lo squarcio nel cuore e nell'anima mi ritrovai a fare i conti con le cose pratiche da sbrigare e con quella sensazione fastidiosa del non sapere cosa avrebbe voluto lui, mio grande punto di riferimento.
Si perchè alla perdita di una persona non si è mai pronti e la maggior parte del tempo che trascorri in loro presenza non è che ti metti a parlare di queste cose.
Non so quale sia il filo conduttore che mi ha portato a pensare al gioco che si faceva da bambini, per scontare qualche penitenza o semplicemente per dare un colore diverso alle giornate, oppure si ma non è poi così fondamentale.
Ed ecco che mi ritrovo a scrivere questo post snocciolando le sensazioni avvertite al momento e rispondendo così ad ognuna delle "penitenze" ...

  • DIRE: Vorrei dire alle persone che non ci sono più che il vuoto lasciato dalla loro assenza è sconfinato. A quelle che non fanno più parte della mia vita, che nonostante le nostre strade si siano separate, sono in ogni modo contenta del percorso fatto insieme, ed ognuna di loro, nel bene e nel male ha contribuito a formare la persona che sono oggi.
  • FARE: Vorrei fare una lista di buoni propositi relativamente facili da poter poi raggiungere per dimostrare a me stessa che l'inconcludenza non fa più parte di me, tipo imparare a suonare uno strumento musicale, uscire più spesso a camminare, pensare almeno a giorni alternati "ok lo farò domani" ...
  • BACIARE: Vorrei baciare tutte le persone che mi hanno fatto del male, consapevolmente o meno, per dire loro che il perdono è una delle cose più difficili da concedere ma che, se ci riesci,  libera l'anima come poche cose sono in grado di fare.
  • LETTERA: Vorrei scrivere a tutte le persone a cui voglio bene, con carta e penna, una lettera in cui le ringrazio per quanto sono in grado di darmi, perchè ne rimanga traccia, nero su bianco, e perchè non si ringrazia mai abbastanza. Inoltre vorrei scrivere a tutte le persone che soffrono, in una maniera o nell'altra, parole di speranza e affetto, perchè si sentano un pò meno sole, perchè possano allontanare almeno per un attimo le loro paure.
  • TESTAMENTO: Il mio testamento non è rivolto ad una persona soltanto, ma a tutti. Abbiate cura della terra, dei mari e della natura tutta, essendo una delle cose più preziose che possediamo, dobbiamo davvero diffondere questa attenzione in maniera globale. Non siate egoisti ed egocentrici, non mi aspetto che facciate opere di bene eclatanti, se già la persona che vi siede a fianco potesse non passare inosservata ai vostri occhi sarebbe già una bella conquista. 


mercoledì 25 marzo 2015

Un pozzo senza fine





Ci sono persone che se le guardi dentro non finiscono mai.
Superata la “porta” iniziale, quella che tengono socchiusa quanto basta per poter dare una rapida sbirciatina, ne trovi sempre un’altra, e un’altra ancora.
Ci sono persone che conservano il loro infinito sempre dietro un’altra porta, e non importa quanto tu sia bravo a superare quelle soglie, sospinto dall’intuito e dalla curiosità, loro avranno un mazzo di chiavi sempre nuovo per spingere sempre oltre la loro identità.
Sono persone che scopri ogni giorno con meraviglia, chiedendoti cosa saranno in grado di riservarti quel giorno.
In un labirinto sempre mutevole, sanno sempre depistare la tua attenzione, indicandoti vie sconosciute. 
Buchi neri in cui ti perdi, se vuoi tentare di scoprirli e in cui ritrovi sempre un po’ te stesso.
Le persone che custodiscono un pozzo senza fine sono quelle che preferisco. 

"Quando  le porte della percezione si apriranno, 
tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite"
William Blake


venerdì 20 marzo 2015

Un amore animato



Questa mattina la natura ci ha offerto la visione dell'eclissi di sole, evento magnifico. 
La sensazione che ho provato è ovviamente quella data dall'illusione ottica che questi due pianeti, che normalmente cedono il passo l'uno all'altro e non si incontrano mai, si siano toccati. 
Osservare l'incontro furtivo tra sole e luna è evento raro, ed è stato incredibile percepire la presenza della luna solo durante il loro "contatto". 
Naturalmente è stata una magia visibile solo attraverso filtri speciali, come due Amanti hanno voluto preservare con forza la loro enfasi. 
Per un lasso di tempo sono coesistiti, hanno danzato insieme in vortici e incanto, mutando forma e colore  in rapporto d'amore, in illusione poi svanita nel nulla. 

Arrivederci sole ...
Arrivederci luna ...


" Senza illusioni non ci sarà quasi mai grandezza di pensieri, 
nè forza,
 impeto e ardore d'animo,
nè grandi azioni che per lo più sono pazzie"

Giacomo Leopardi






mercoledì 18 marzo 2015

Qualcosa di noi




Ognuno di noi durante la propria esistenza semina qualcosa di se. 
E’ una riflessione che facevo questa mattina solcando l’accesso al giardino che mi conduce al lavoro e che ad ogni stagione cambia volto.
In questo spazio, stanno sbocciando i fiori coltivati dalla signora del piano di sopra, venuta a mancare da un po’ di tempo. 
C’è la piccola siepe piantata da me, un orgoglio per il mio pollice non propriamente verde. 
Ci sono le rose del mio adorato papà, anche lui mancato da tempo.
Fiori, rose e siepe assumono il significato di presenza, non sempre consapevole, in un tempo passato o recente ma pur sempre attuale, presente.
Nel rapporto con l’altro ci nutriamo di quello che riceviamo ma troppo spesso non abbiamo percezione di ciò che lasciamo noi.
Che sia un giardino, un figlio, parole che ritornano alla mente di chi le ha ascoltate, tutto rappresenta una continua semina che è il nostro passaggio in questa vita, raccolti di infinito.
E’ incredibilmente dolce e confortante  questa presa di coscienza del nostro esserci. 
Per un giardino, per le persone, a volte per l’umanità, il solo fatto di esserci stati rappresenta una sorta di continuità.
Un giardino che si risveglia, oggi rappresenta per me l’eternità.


"Ricordati che sei nato a sorte mortale ed a finito tempo di vita: 
ma con i tuoi ragionamenti sulla natura sei sorto all'infinità ed all'eternità, e hai contemplato
tutte le cose che sono ora e che saranno o che furono nel tempo trascorso"

Epicuro


lunedì 16 marzo 2015

L'attesa




Le donne sanno attendere, è scritto nei libri, scolpito nella storia, un dato di fatto.
La mitologia ci racconta dell’attesa attuata da Penelope per il ritorno di Ulisse.
La donna attende nove mesi l’arrivo di un figlio.
Penso a tutte le volte che mi sono spazientita davanti ad un’attesa, al terrore provato davanti al semplice arrestarsi per un tempo non meglio precisato.
Questa sensazione credo sia frutto dell’urgenza di avere sotto controllo anche quello per il quale non è possibile essere artefici.
Una volta capito questo meccanismo del controllo, le donne sono capaci di una calma e di un’attesa infinita che porta sempre all’accoglienza di qualcosa.
Come in apnea statica, la donna è in grado di compiere un adattamento fisiologico in grado di plasmarsi allo scorrere lento del tempo.
Qualunque sia la motivazione che induce ad aspettare, una donna è dotata di una grazia e di una pazienza straordinaria che le farà comprendere sempre il significato che assume questo scorrere del tempo.

" Dietro l'attesa c'è tutto: il permesso gratuito di evocare un bel viso 
o di dialogare con un'ombra"

Dominique Blondeau


martedì 10 marzo 2015

Troppe volte dimentichiamo il mondo ...


Troppe volte, presi dalla foga di chissà cosa, non riusciamo più a guardare oltre il nostro naso.
Sospinti da mille scuse, non siamo più in grado di leggere nelle sfumature delle nostre giornate.
Ogni giorno perdiamo qualcosa, rinchiusi in noi stessi o nelle nostre bugie.
Per ricordare a noi stessi dell'importanza di fermarsi spesso per poter guardare, per poter cogliere, questo bellissimo video...




L'anziano e il cagnolino.


La vita non è fatta di cose incredibili, fantastiche.  
 E’ fatta di piccole cose, ma quando non chiedi l’impossibile, quelle piccole cose si trasformano in realtà eccezionali. "
Osho



lunedì 9 marzo 2015

Sguardi





Guardarsi negli occhi è un gesto davvero semplice, eppure per molte persone è fonte di imbarazzo e non solo.
Gesto semplice si, ma che racchiude un mondo infinito di messaggi.
Lo sguardo lo si utilizza per sedurre, per comunicare disapprovazione o consenso, per esprimere dolore o gioia, per nutrire la nostra anima. Eppure questo straordinario senso viene utilizzato pochissimo. 
Ho letto frasi del tipo: “Gli occhi sono lo specchio dell’anima” e credo che un fondo di verità vi sia.
Quando ho incrociato sguardi sfuggenti, durante una discussione o scambio di emozioni, ho sempre percepito un disagio profondo.
Non riuscire a sostenere uno sguardo credo celi molto di più che una semplice timidezza.
Magari si distoglie lo sguardo per proteggersi, o per poca autostima, ma di sicuro quando ti trovi a tu per tu con occhi sfuggenti, mentre i tuoi sono invece aperti sull’altro nel dare e ricevere, provi una profonda delusione.
A volte si sfugge uno sguardo per la vergogna nell’esporsi, nel timore di aprirsi all’altro per la paura che vi si legga qualcosa che si vuole invece nascondere.
Personalmente provo davvero tristezza quando incrocio questo tipo di sguardi, specie quelli delle persone che amo.
Vivere con il dubbio che quella persona mi si nasconda qualcosa di importante è un macigno troppo grosso da portarsi dietro.
Non poter leggere nella sua anima, una negazione atroce.
Non poter godere del silenzio delle parole per esprimersi con uno sguardo in maniera libera e sincera un sacrilegio per la mia anima.
Ho incontrato lungo il mio cammino uno sguardo sfuggente, mi ha rattristata, delusa, messa in guardia, fin’anche svuotata e quasi convinta della mia inesistenza.
Chi ti ama o vuole bene veramente ti guarda negli occhi sempre, vuoi per leggervi dentro o per comunicare qualcosa, donarsi.
Lo sostiene e lo cerca con avidità, non vi è nulla al mondo che può distogliere dal farlo.
L’aridità di uno sguardo sfuggente non porta nulla di buono, se non una lunga e profonda amarezza.
Così oggi più che mai cerco gli sguardi delle persone, quelli che dopo un breve attimo di esitazione si fanno guardare, quelli che ricambiano e cercano i miei, senza paura, senza scheletri, un semplice sguardo sincero. 

" Ho passato una vita a guardare negli occhi della gente,
è l'unico luogo del corpo dove forse esiste ancora un'anima" 

José Saramago



venerdì 6 marzo 2015

Storia di due falchi





Una volta un re ricevette in regalo due magnifici falchi. Erano falchi pellegrini, i più begli uccelli che avesse mai visto. Diede i suoi preziosi falchi al suo capo falconiere per allenarli. I mesi passarono e un giorno il capo falconiere informò il re che, anche se uno dei falchi era maestosamente volato altissimo nel cielo, l’altro uccello non s’era mosso dal suo ramo dal giorno in cui era arrivato. Il re convocò guaritori e stregoni da tutte le terre    per prendersi cura del falco ma nessuno riuscì a farlo volare. Presentò allora il caso ai membri della sua corte, ma il giorno successivo, il re vide attraverso la finestra del palazzo che l’uccello non si era ancora mosso dal trespolo. Avendo provato ogni cosa, il re pensò tra se e se “forse ho bisogno di qualcuno che conosca meglio la campagna per capire la natura di questo problema.” Così chiamò la sua corte e disse “andate e portate un contadino”. In mattinata, il re fu elettrizzato di vedere il falco volare alto sopra i giardini del palazzo e disse ai membri della corte “portatemi la persona che ha fatto questo miracolo!” La corte velocemente andò dal contadino e lo accompagnò di fronte al re. Il re quindi gli chiese “dimmi, come hai fatto a far volare questo falco?” Con la testa inchinata il contadino disse “è stato molto facile sua altezza, ho semplicemente tagliato il ramo su cui l’uccello era seduto”. 

La mia personale morale: Ognuno di noi nasce con un potenziale e ognuno di noi può scegliere se essere il falco che vola alto nel cielo o quello comodamente appollaiato sul ramo. Non importa quale sia la mano che taglia quel ramo, sia quella materna, la propria, o semplicemente perchè un fulmine lo spezza. Da quel momento in poi dobbiamo attingere a tutta la nostra forza per imparare a volare, ci saranno cadute, rischi più o meno calcolati, ma una cosa è certa, sarà arrivato il momento di muoverci, abbandonare tutte le nostre certezze, i meccanismi che ci hanno portato ad ancorarci e andare. 


" Questo è amore: volare verso un cielo segreto, far cadere cento veli in ogni momento. 
Prima lasciarsi andare alla vita.
Infine compiere un passo senza usare i piedi"
Rumi



mercoledì 4 marzo 2015

Orme





Diversi giorni di silenzio qui, ma non dentro di me, dove parole e pensieri si affollano sino a diventare quasi inafferrabili. 
In questi giorni penso dunque, e nel gettare la lenza in questo florido mare ho pescato un'immagine. 
Ogni estate, nella solita spiaggia, da quando sono nata, cammino a piedi nudi sulla sabbia. 
Respiro i pensieri, le sensazioni, i ricordi e compio un gesto, sempre quello, mi volto a guardare le mie orme.
E' strano sorprendersi di quanto ci sia di profondo in quel gesto, voltandomi indietro mi percepisco, per un istante esisto davvero, ne ho la prova tangibile, fino a che le onde non le cancellano e allora guardo nuovamente avanti e proseguo, passo dopo passo, con una certezza in più. 
Ho un preciso ricordo di quando ho catturato questa sensazione. Camminavo con mio padre da piccola e mi voltai anche allora, c'erano quattro orme affiancate, confuse, allora iniziai un gioco, che nascondeva in realtà molto di più, iniziai a camminare nelle sue orme, procedendo a fatica nella sua falcata, fusa dunque, nella vita di quel grande uomo. Non c'ero più io e lui, c'ero io in lui, una fusione che in realtà mi cancellava, un'empatia che mi portava a vivere una vita non mia. 
Mi volto ogni estate, mi percepisco solo allora, e quel gesto mi sorprende sempre. 
Io piena di pensieri e sensazioni, io che analizzo ogni dettaglio, in realtà non entro mai veramente in contatto con me stessa, nel profondo. Rimango a margine di me stessa, non avendo mai il vero controllo su ciò che mi accade o su quello che provo. 
Che sia per paura, comodità o inesperienza questo non lo so, so solo, che in questo momento della mia vita,  vorrei avere la sabbia a portata di mano ogni giorno per potermi voltare sovente per ricordarmi che esisto! 


L'uomo ha sempre ascoltato i passi altrui e certo vi prestava più attenzione che ai propri.
Elias Canetti 





lunedì 16 febbraio 2015

Anima



Oggi il battito del mio cuore è talmente veloce ed incontrollato che vivo nell’angoscia possa cedere da un momento all’altro.
Quando avverto questa sensazione ho come l’impressione che la mia anima sia ad anni luce da me, facendomi percepire il mio corpo come un sacco vuoto.
Da un po’ di tempo è così, corro tutto il giorno per raggiungerla adottando mille strategie.
Di tanto in tanto l’acciuffo ed il ricongiungimento gratifica la mia autostima, anche se la sensazione generale percepita è di una enorme stanchezza, talmente diffusa da non riuscire nemmeno a godere del traguardo raggiunto.
Altre volte mi è proprio impossibile.
Oggi è uno di quei giorni in cui ogni mezzo acquisito con il tempo e l’esperienza sembra essere vano.
L’anima corre via ed io ne riesco a percepire solo un punto in lontananza. Ciò che avverto è sconforto e rassegnazione. Lo esprime ogni parte del mio corpo, apatia, trascuratezza, sono il mio pane quotidiano.
Oggi il cuore batte forte nell’estenuante tentativo di ricongiungersi, ma è tutto vano.
Oggi non ho alternative, se non quella di sperare che si stanchi prima lei di correre. 


Spesso ci sono più cose naufragate in fondo a un’anima che in fondo al mare.
Victor Hugo, Oceano, 1989 (postumo)

venerdì 13 febbraio 2015

Neve al sole

Nele Azevedo
http://neleazevedo.com.br/


Ci sono giornate in cui ti senti come neve al sole, in cui tutte le tue fragilità si manifestano come aghi di pino nel cuore. 
Non provo rabbia  oggi nel riconoscerle,  non provo nemmeno a contrastarle cercando di pensare ad altro o a chiedermi quale sia la causa di questo cambiamento, se sia o meno attribuita alla paura, all’immobilità o alla stanchezza.
Oggi piuttosto prevale un sentimento di compassione verso me stessa.
Non c’è spazio per le recriminazioni, per le commiserazioni, per le punizioni autoinflitte e nemmeno per l’angoscia di quel che è stato, è e sarà.
In questa fragilità mi scopro viva, presente a me stessa ma priva di giudizi. 
Accolgo ogni sfumatura si presenterà oggi, e rimarrò seduta ad ascoltare, spettatrice e protagonista insieme di questi sentimenti che scorrono dentro.

Darkest  Dreaming (David Sylvian)


Hold on tight
We’ll watch the full moon rising
The sky is breaking
I don’t ever want to be alone
With all my darkest dreaming
Hold me close
The sky is breaking
I don’t ever want to be alone
With all my darkest dreaming
Hold me close
The sky is breaking

Traduzione:

Resta con me stanotte
Guarderemo la luna piena brillare
Il cielo si sta rompendo
Io non voglio restare solo
Con i miei sogni più oscuri
Tienimi stretto a te
Il cielo si sta rompendo
Io non voglio restare solo
Con i miei sogni oscuri
Tienimi stretto
il cielo si sta rompendo

giovedì 12 febbraio 2015

DERIVAZIONE



Al momento della scelta del nome da dare a questo spazio sono stata colta da dubbi. La mattina mi ero svegliata con le ormai ricorrenti sensazioni di fragilità che accompagnano da un pò di tempo la mia vita e ho deciso così di leggere qualche pagina del libro che tenevo sul comodino prima di alzarmi. 
Questo atteggiamento è giunto come una novità, così come la spinta a voler aprire uno spazio, generata dalle emozioni che provo. Capito questo procedimento il nome è arrivato automaticamente:  DERIVAZIONE!
Tutto ciò che ci circonda ha una derivazione, proprio tutto, noi compresi. Lo è ciò che vediamo, poichè  deriva da un procedimento  vista/elaborazione mentale = riconoscimento. Lo sono le stesse emozioni che derivano da articolati processi.
Ogni parola deriva da qualcosa, da un bisogno di attribuire ad un gesto, ad un oggetto ad un sentimento un significato riconoscibile reso poi possibile dalle lingue che si sono succedute.
In Italiano DERIVAZIONE significa: processo mediante il quale si crea una forma (tema o parola) da una radice o da una parola preesistente. (Enciclopedia Treccani).
E così in ogni settore, matematica, idraulica, cucina, chirurgia ecc... la DERIVAZIONE assume un significato preciso.
Per quel che mi riguarda la scelta è avvenuta dall'esigenza di ascoltare e di capire l'origine delle sensazioni che provo, la loro DERIVAZIONE.

Motivi potentissimi e quasi sempre segreti sono all'origine si mille particolari che compongono la bellezza brulicante dell'universo. Una singolarità può sembrarci gratuita, ma la sua forza espressiva nasconde sempre delle radici.
Jean Cocteau "il mio primo viaggio 1937"

mercoledì 11 febbraio 2015

Un giorno ... non a caso



Non è per caso che un giorno si decida di tenere una sorta di diario, e non è un caso che io abbia scelto un blog, piuttosto dei diffusissimi social, utilissimi per qualcuno, ma decisamente limitanti per potersi esprimere nel profondo.
Il momento è conciso con un periodo di grande fragilità. La sensibilità raggiunta in in questo istante è talmente profonda da superare mesi e mesi di staticità e dolore, gettando una luce laddove prima c’era solo buio e disperazione…
E’ in questo esatto giorno che ho deciso di smettere di lottare contro tutto ed in sostanza me stessa. E’ una guerra impari, in cui non vi sono vincitori ma solo distruzione. La sola possibilità che ho, è quella di guardarmi allo specchio, accettare quello che emerge, lasciarlo scorrere ed ascoltare ciò che di meraviglioso e profondo tutto ciò mi racconta.
In un mondo dove tutto scorre ad una velocità inaudita, in cui veniamo bersagliati da migliaia di imput, in cui si lotta contro se stessi perchè non si accetta che il dolore occupi uno spazio così importante e dilatato dentro noi stessi, in cui ci si aspetta che anche i sentimenti vadano di pari passo con la velocità del mondo, in cui non ci si vuole concedere il giusto tempo per rimarginare le ferite, io oggi ho deciso di fermarmi qui e adesso per concedermi tempo, spazio.
La scrittura mi è necessaria per sviscerare le mie emozioni, per poterle elaborare duplicemente, in maniera istintiva prima ed in maniera critica e da spettatrice poi.
La condivisione di questo spazio con chi si troverà a passare di qua non vuole avere la presunzione di scrivere la verità assoluta delle cose, piuttosto un punto di vista personale nel quale ognuno può ritrovare o meno spunti di riflessione, conforto o condivisione.
Pertanto a te che entri in contatto con questo spazio chiedo in assoluto rispetto ed educazione. Per contro concedo libero spazio a commenti, sfoghi e condivisione.
Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente:uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare,credere, fare e, principalmente, vivere.

Dalai Lama