lunedì 16 marzo 2015

L'attesa




Le donne sanno attendere, è scritto nei libri, scolpito nella storia, un dato di fatto.
La mitologia ci racconta dell’attesa attuata da Penelope per il ritorno di Ulisse.
La donna attende nove mesi l’arrivo di un figlio.
Penso a tutte le volte che mi sono spazientita davanti ad un’attesa, al terrore provato davanti al semplice arrestarsi per un tempo non meglio precisato.
Questa sensazione credo sia frutto dell’urgenza di avere sotto controllo anche quello per il quale non è possibile essere artefici.
Una volta capito questo meccanismo del controllo, le donne sono capaci di una calma e di un’attesa infinita che porta sempre all’accoglienza di qualcosa.
Come in apnea statica, la donna è in grado di compiere un adattamento fisiologico in grado di plasmarsi allo scorrere lento del tempo.
Qualunque sia la motivazione che induce ad aspettare, una donna è dotata di una grazia e di una pazienza straordinaria che le farà comprendere sempre il significato che assume questo scorrere del tempo.

" Dietro l'attesa c'è tutto: il permesso gratuito di evocare un bel viso 
o di dialogare con un'ombra"

Dominique Blondeau


martedì 10 marzo 2015

Troppe volte dimentichiamo il mondo ...


Troppe volte, presi dalla foga di chissà cosa, non riusciamo più a guardare oltre il nostro naso.
Sospinti da mille scuse, non siamo più in grado di leggere nelle sfumature delle nostre giornate.
Ogni giorno perdiamo qualcosa, rinchiusi in noi stessi o nelle nostre bugie.
Per ricordare a noi stessi dell'importanza di fermarsi spesso per poter guardare, per poter cogliere, questo bellissimo video...




L'anziano e il cagnolino.


La vita non è fatta di cose incredibili, fantastiche.  
 E’ fatta di piccole cose, ma quando non chiedi l’impossibile, quelle piccole cose si trasformano in realtà eccezionali. "
Osho



lunedì 9 marzo 2015

Sguardi





Guardarsi negli occhi è un gesto davvero semplice, eppure per molte persone è fonte di imbarazzo e non solo.
Gesto semplice si, ma che racchiude un mondo infinito di messaggi.
Lo sguardo lo si utilizza per sedurre, per comunicare disapprovazione o consenso, per esprimere dolore o gioia, per nutrire la nostra anima. Eppure questo straordinario senso viene utilizzato pochissimo. 
Ho letto frasi del tipo: “Gli occhi sono lo specchio dell’anima” e credo che un fondo di verità vi sia.
Quando ho incrociato sguardi sfuggenti, durante una discussione o scambio di emozioni, ho sempre percepito un disagio profondo.
Non riuscire a sostenere uno sguardo credo celi molto di più che una semplice timidezza.
Magari si distoglie lo sguardo per proteggersi, o per poca autostima, ma di sicuro quando ti trovi a tu per tu con occhi sfuggenti, mentre i tuoi sono invece aperti sull’altro nel dare e ricevere, provi una profonda delusione.
A volte si sfugge uno sguardo per la vergogna nell’esporsi, nel timore di aprirsi all’altro per la paura che vi si legga qualcosa che si vuole invece nascondere.
Personalmente provo davvero tristezza quando incrocio questo tipo di sguardi, specie quelli delle persone che amo.
Vivere con il dubbio che quella persona mi si nasconda qualcosa di importante è un macigno troppo grosso da portarsi dietro.
Non poter leggere nella sua anima, una negazione atroce.
Non poter godere del silenzio delle parole per esprimersi con uno sguardo in maniera libera e sincera un sacrilegio per la mia anima.
Ho incontrato lungo il mio cammino uno sguardo sfuggente, mi ha rattristata, delusa, messa in guardia, fin’anche svuotata e quasi convinta della mia inesistenza.
Chi ti ama o vuole bene veramente ti guarda negli occhi sempre, vuoi per leggervi dentro o per comunicare qualcosa, donarsi.
Lo sostiene e lo cerca con avidità, non vi è nulla al mondo che può distogliere dal farlo.
L’aridità di uno sguardo sfuggente non porta nulla di buono, se non una lunga e profonda amarezza.
Così oggi più che mai cerco gli sguardi delle persone, quelli che dopo un breve attimo di esitazione si fanno guardare, quelli che ricambiano e cercano i miei, senza paura, senza scheletri, un semplice sguardo sincero. 

" Ho passato una vita a guardare negli occhi della gente,
è l'unico luogo del corpo dove forse esiste ancora un'anima" 

José Saramago



venerdì 6 marzo 2015

Storia di due falchi





Una volta un re ricevette in regalo due magnifici falchi. Erano falchi pellegrini, i più begli uccelli che avesse mai visto. Diede i suoi preziosi falchi al suo capo falconiere per allenarli. I mesi passarono e un giorno il capo falconiere informò il re che, anche se uno dei falchi era maestosamente volato altissimo nel cielo, l’altro uccello non s’era mosso dal suo ramo dal giorno in cui era arrivato. Il re convocò guaritori e stregoni da tutte le terre    per prendersi cura del falco ma nessuno riuscì a farlo volare. Presentò allora il caso ai membri della sua corte, ma il giorno successivo, il re vide attraverso la finestra del palazzo che l’uccello non si era ancora mosso dal trespolo. Avendo provato ogni cosa, il re pensò tra se e se “forse ho bisogno di qualcuno che conosca meglio la campagna per capire la natura di questo problema.” Così chiamò la sua corte e disse “andate e portate un contadino”. In mattinata, il re fu elettrizzato di vedere il falco volare alto sopra i giardini del palazzo e disse ai membri della corte “portatemi la persona che ha fatto questo miracolo!” La corte velocemente andò dal contadino e lo accompagnò di fronte al re. Il re quindi gli chiese “dimmi, come hai fatto a far volare questo falco?” Con la testa inchinata il contadino disse “è stato molto facile sua altezza, ho semplicemente tagliato il ramo su cui l’uccello era seduto”. 

La mia personale morale: Ognuno di noi nasce con un potenziale e ognuno di noi può scegliere se essere il falco che vola alto nel cielo o quello comodamente appollaiato sul ramo. Non importa quale sia la mano che taglia quel ramo, sia quella materna, la propria, o semplicemente perchè un fulmine lo spezza. Da quel momento in poi dobbiamo attingere a tutta la nostra forza per imparare a volare, ci saranno cadute, rischi più o meno calcolati, ma una cosa è certa, sarà arrivato il momento di muoverci, abbandonare tutte le nostre certezze, i meccanismi che ci hanno portato ad ancorarci e andare. 


" Questo è amore: volare verso un cielo segreto, far cadere cento veli in ogni momento. 
Prima lasciarsi andare alla vita.
Infine compiere un passo senza usare i piedi"
Rumi



mercoledì 4 marzo 2015

Orme





Diversi giorni di silenzio qui, ma non dentro di me, dove parole e pensieri si affollano sino a diventare quasi inafferrabili. 
In questi giorni penso dunque, e nel gettare la lenza in questo florido mare ho pescato un'immagine. 
Ogni estate, nella solita spiaggia, da quando sono nata, cammino a piedi nudi sulla sabbia. 
Respiro i pensieri, le sensazioni, i ricordi e compio un gesto, sempre quello, mi volto a guardare le mie orme.
E' strano sorprendersi di quanto ci sia di profondo in quel gesto, voltandomi indietro mi percepisco, per un istante esisto davvero, ne ho la prova tangibile, fino a che le onde non le cancellano e allora guardo nuovamente avanti e proseguo, passo dopo passo, con una certezza in più. 
Ho un preciso ricordo di quando ho catturato questa sensazione. Camminavo con mio padre da piccola e mi voltai anche allora, c'erano quattro orme affiancate, confuse, allora iniziai un gioco, che nascondeva in realtà molto di più, iniziai a camminare nelle sue orme, procedendo a fatica nella sua falcata, fusa dunque, nella vita di quel grande uomo. Non c'ero più io e lui, c'ero io in lui, una fusione che in realtà mi cancellava, un'empatia che mi portava a vivere una vita non mia. 
Mi volto ogni estate, mi percepisco solo allora, e quel gesto mi sorprende sempre. 
Io piena di pensieri e sensazioni, io che analizzo ogni dettaglio, in realtà non entro mai veramente in contatto con me stessa, nel profondo. Rimango a margine di me stessa, non avendo mai il vero controllo su ciò che mi accade o su quello che provo. 
Che sia per paura, comodità o inesperienza questo non lo so, so solo, che in questo momento della mia vita,  vorrei avere la sabbia a portata di mano ogni giorno per potermi voltare sovente per ricordarmi che esisto! 


L'uomo ha sempre ascoltato i passi altrui e certo vi prestava più attenzione che ai propri.
Elias Canetti 





lunedì 16 febbraio 2015

Anima



Oggi il battito del mio cuore è talmente veloce ed incontrollato che vivo nell’angoscia possa cedere da un momento all’altro.
Quando avverto questa sensazione ho come l’impressione che la mia anima sia ad anni luce da me, facendomi percepire il mio corpo come un sacco vuoto.
Da un po’ di tempo è così, corro tutto il giorno per raggiungerla adottando mille strategie.
Di tanto in tanto l’acciuffo ed il ricongiungimento gratifica la mia autostima, anche se la sensazione generale percepita è di una enorme stanchezza, talmente diffusa da non riuscire nemmeno a godere del traguardo raggiunto.
Altre volte mi è proprio impossibile.
Oggi è uno di quei giorni in cui ogni mezzo acquisito con il tempo e l’esperienza sembra essere vano.
L’anima corre via ed io ne riesco a percepire solo un punto in lontananza. Ciò che avverto è sconforto e rassegnazione. Lo esprime ogni parte del mio corpo, apatia, trascuratezza, sono il mio pane quotidiano.
Oggi il cuore batte forte nell’estenuante tentativo di ricongiungersi, ma è tutto vano.
Oggi non ho alternative, se non quella di sperare che si stanchi prima lei di correre. 


Spesso ci sono più cose naufragate in fondo a un’anima che in fondo al mare.
Victor Hugo, Oceano, 1989 (postumo)

venerdì 13 febbraio 2015

Neve al sole

Nele Azevedo
http://neleazevedo.com.br/


Ci sono giornate in cui ti senti come neve al sole, in cui tutte le tue fragilità si manifestano come aghi di pino nel cuore. 
Non provo rabbia  oggi nel riconoscerle,  non provo nemmeno a contrastarle cercando di pensare ad altro o a chiedermi quale sia la causa di questo cambiamento, se sia o meno attribuita alla paura, all’immobilità o alla stanchezza.
Oggi piuttosto prevale un sentimento di compassione verso me stessa.
Non c’è spazio per le recriminazioni, per le commiserazioni, per le punizioni autoinflitte e nemmeno per l’angoscia di quel che è stato, è e sarà.
In questa fragilità mi scopro viva, presente a me stessa ma priva di giudizi. 
Accolgo ogni sfumatura si presenterà oggi, e rimarrò seduta ad ascoltare, spettatrice e protagonista insieme di questi sentimenti che scorrono dentro.

Darkest  Dreaming (David Sylvian)


Hold on tight
We’ll watch the full moon rising
The sky is breaking
I don’t ever want to be alone
With all my darkest dreaming
Hold me close
The sky is breaking
I don’t ever want to be alone
With all my darkest dreaming
Hold me close
The sky is breaking

Traduzione:

Resta con me stanotte
Guarderemo la luna piena brillare
Il cielo si sta rompendo
Io non voglio restare solo
Con i miei sogni più oscuri
Tienimi stretto a te
Il cielo si sta rompendo
Io non voglio restare solo
Con i miei sogni oscuri
Tienimi stretto
il cielo si sta rompendo